BENVENUTI!


Gruppo Creato per i Paesi della
Provincia di Parma ispirato al Movimento 5 Stelle !!

Il Gruppo è aperto a TUTTI!

Il gruppo "attivo" che abitualmente si incontra a Sala Baganza, al martedì alle 21,00, nella sala civica sopra l'Avis in piazza
Via Garibaldi 1 (terzo piano), Sala Baganza, Parma

Se hai delle idee, dei consigli, e abbracci la filosofia della DEMOCRAZIA APPLICATA DAL BASSO,
DOVE UNO VALE UNO
unisciti a noi...

Visualizzazione post con etichetta europa 2020. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta europa 2020. Mostra tutti i post

sabato 1 settembre 2012

Svelata la nuova strategia energetica nazionale, ma già puzza di vecchio

Una permessa è doverosa: la "Nuova Strategia energetica Nazionale" che emerge dalle indiscrezioni del Sole24Ore di oggi è assai più organica di quella che avevamo intuito nelle settimane scorse. Stando a quanto si può leggere sul quotidiano economico di Confindustria, l'efficienza energetica ad esempio ha di nuovo e finalmente un ruolo e non è poco. Inoltre gli obiettivi dichiarati di  «ridurre il gap di costo dell'energia, favorire la crescita sostenibile, migliorare sicurezza e indipendenza di approvvigionamento, raggiungere e superare i target Ue 2020», appaiono sulla carta condivisibili. Ma è nei dettagli (che poi dettagli non sono...) che il diavolo, come noto, mette la sua coda. Infatti questa strategia sta nel piano "crescita" dell'Italia e dunque ha come scopo quello di "fare Pil" e occupazione ed è qui che si misura la bontà dei provvedimenti. Giudicabili solo con il parametro della sostenibilità sociale e ambientale. Non solo economica, quindi, ma anche ecologica. E qui la scelta di investire negli idrocarburi nazionali e nelle infrastrutture per il gas (compreso lo stoccaggio) e ridurre fino a zero gli incentivi alle rinnovabili, sono una scelta di campo - che piacerà alle lobby petrolifere che sembrano i veri registi del piano - contraria a quello che è e dovrebbe essere ancora l'orizzonte di tutti: la progressiva uscita dall'utilizzo di fonti energetiche fossili verso quelle rinnovabili. Un vero dietrofront con pochissime giustificazioni se non quelle di brevissimo respiro e nessuna in prospettiva.
Ecco come il Sole presenta questo punto cardine della strategia: «Ambiziosi gli obiettivi sulla produzione nazionale di idrocarburi per liberarci da una dipendenza dall'estero intorno al 90%. Si punta a salire dall'8 al 16% del fabbisogno energetico nazionale mobilitando "investimenti per 15 miliardi di euro e circa 25mila posti di lavoro, e un risparmio sulla fattura energetica di circa 5 miliardi di euro l'anno per la riduzione di importazioni di combustibili fossili". Il documento cita in particolare cinque zone ad elevato potenziale: val Padana, Alto Adriatico, Abruzzo, Basilicata e off-shore Ibleo». Ed il guaio è che si intende ottenere questi risultati con un'azione assai discutibile che molto assomiglia a quanto fece il precedente governo quando tentò di imporre il ritorno al nucleare: «Si agirà sulla burocrazia, introducendo il titolo abilitativo unico, verranno rimodulati i limiti di tutela offshore e si valuterà l'opportunità di modifica dell'articolo 117 della Costituzione per riportare allo Stato la competenza in materia di energia almeno per quanto riguarda le infrastrutture strategiche». Insomma si farà di tutto per fare presto e senza intralci, sentiamo già forte l'odore di referendum sull'opportunità di trivellare il nostro già compromesso e sismico territorio che di tutto ha bisogno tranne che di essere ulteriormente colpito oltretutto per ottenere che cosa? Qualche punto di riduzione  della dipendenza energetica dall'estero italiana, ma ne vale la pena?
Se i dati pubblicati (e non smentiti da nessuno) da associazioni ambientaliste come Greenpeace, Legambiente e Wwf sono giusti, infatti, tutte le riserve italiane di petrolio sui fondali dei nostri mari servirebbero a soddisfare sette settimane di consumi, le intere riserve italiane potrebbero sopperire a meno di un anno del consumo nazionale... basterebbe spingere un po' di più sul risparmio energetico per evitare la "necessità" di rischiare così tanto per così poco.
Inoltre, se l'orizzonte, ribadiamo, è quello della progressiva uscita dall'utilizzo delle fonti energetiche fossili, questo è solo un rinvio che allora giustificherebbe un ritorno all'utilizzo del carbone e via a balzi verso l'800. Insomma, pur riconoscendo gli impegni nell'efficienza energetica e comprendendo l'idea di fare dell'Italia un hub del gas (con qualche riserva sul metodo, ma senza tabù), il taglio alle rinnovabili e il ritorno alle trivelle nazionali fanno puzzare già di vecchio la "nuova strategia".

Greenreport

Occorre guardare al futuro e pensare alle generazioni che si troveranno ad affrontare le cattive condizioni ambientali generate dal continuo consumo di idrocarburi.
Il futuro non è costruire nuove centrali per la produzione di energia elettrica.
Il futuro è investire affinchè case e uffici consumino meno.

La migliore produzione di energia, è il suo risparmio!

lunedì 30 aprile 2012

Energie rinnovabili, chi le vuole affossare?

Crisi, recessione e disoccupazione alle stelle. Argomenti che dominano ormai da mesi il dibattito sui media nazionali ed internazionali suonando, alle orecchie dei cittadini, come veri e proprio bollettini di guerra. Ma l’empasse che attanaglia l’economia del nostro paese presenta risvolti ancora più preoccupanti, non sempre portati sotto le luci della ribalta.
In nome dell’austerità promossa dall’attuale governo, infatti, si profila all’orizzonte un futuro tutt’altro che rassicurante per le rinnovabili. Già, perché ai numerosi tagli operati dall’esecutivo italiano potrebbero aggiungersi quelli sugli incentivi destinati allo sviluppo di energia ‘pulita’, nonostante la Green Economy abbia dimostrato di poter contribuire con un indotto importante alla crescita del sistema-paese. Il motivo? Non semplicemente politico o economico, ma soprattutto normativo. Se da una parte è vero che l’Italia, come stato membro della Comunità Europea, si è impegnata a rispettare il pacchetto clima-energia che per il 2020 punta a una riduzione del 20% delle emissioni di Co2 e a realizzare la stessa percentuale anche sul fronte del risparmio energetico, dall’altra gli incentivi statali stanziati dal 1992 ad oggi per incentivare lo sviluppo di fonti energetiche alternative a quelle fossili sono finiti quasi tutti nelle mani di aziende che di ‘green’ hanno ben poco.
Oggi, rispetto ai traguardi fissati dall’UE, l’Italia si trova a metà strada ma il cammino è ancora lungo e irto di difficoltà. E se mai come in questo momento investire sulle rinnovabili –per favorire un generale miglioramento della qualità della vita e per creare economia di scala e occupazione – sarebbe più che auspicabile, è anche vero che occorre rivedere l’intero impianto normativo e disciplinare l’erogazione dei fondi in maniera equa ed equilibrata vigilando su di essi.
L’attuale sistema degli incentivi, soprattutto nel fotovoltaico, ha prodotto abusi, distorsioni e speculazioni. Un peccato, perché grazie alle rinnovabili i costi dell’energia sono diminuiti, molti comuni hanno abbracciato un modello di autonomia energetica sempre più efficiente e i consumatori, solo nel 2010, hanno potuto fare a meno di 61 milioni di tonnellate di petrolio e suoi equivalenti, con grandi benefici per salute e ambiente.
E allora, perché gettare tutto alle ortiche? Non sarebbe opportuno che il governo, prima di usare lo strumento economico, ricorresse a quello legislativo avviando una seria revisione della disciplina che regolamenta il settore? Più che un problema economico, infatti, qui c’è in ballo una questione ‘etica’ perché affossare le rinnovabili sarebbe come rinunciare alla tutela della salute dei cittadini. In altre parole, a un futuro migliore.

giovedì 26 aprile 2012

Italia presto sanzionata dall'Ue per scarso Risparmio Energetico

hai capito?
e noi EuroProgettisti qui a sbatterci per fare progetti per recepire fondi europei che, spesi bene aiuterebbero al RIQUALIFICAMENTO ENERGETICO degli edifici
creando lavoro
ristrutturando e abbellendo gli edifici
facendo spendere meno in bollette
consumando meno gas o en. elettrica
migliorando la qualita' della vita, negli edifici

il risparmio energetico è il futuro, per i paesi europei piu innovativi è diventata una priorità.
ci han tolto i finanziamenti a livello nazionale da Roma, a giugno 2011 quando hanno capito che il nucleare non si fa!
ma se applicato d'altro conto le lobby del gas e petrolio come farebbero a mangiarci in testa?!
malditos cabrones!