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venerdì 17 agosto 2012
Le tasse di un imprenditore in Italia
"Esempio di ditta individuale con un unico dipendente.
Nel caso della ricerca della Cgia di Mestre si trattava nello specifico di un installatore di impianti che lavora in proprio.
Su un reddito annuo di 29.321 euro il totale versato in tasse ammonta a 15.849 euro.
Le voci nel dettaglio prevedono:
contributi previdenziali 5.845
IRPEF 5.135
addizionali IRPEF 364
IRAP 1.334
IMU 1378
INAIL 482
CCIAA 88
bollo furgone 146
imposta / tariffa sulla PUBBLICITA' 81
TASSA / TARIFFA rifiuti 997
a queste si devono aggiungere l'Iva che devi pagare in anticipo anche se non la incassi! ...anche l'irpef e addizionali li paghi in anticipo!
e se non rispetti gli studi di settore ti arriva un accertamento "induttivo" e sta a te dimostrare che hai ragione! Fare gli imprenditori in Italia è molto rischioso!".
Dal blog di Beppe Grillo
domenica 13 maggio 2012
Nel Mondo dicono di NOI...
La stampa internazionale sta seguendo con grande attenzione la crescita del MoVimento 5 Stelle. Di seguito parte dell'articolo apparso sul TIME:
"La dice lunga per la politica italiana che la figura politica più potente dopo l'ex Primo Ministro Silvio Berlusconi, travolto dagli scandali, sia un comico brizzolato ed esplosivo di nome Beppe Grillo, noto per aver organizzato i V-Day, giornate di protesta nazionale contro la corruzione del governo. Un desiderio di cambiamento attraversa l'elettorato europeo, gli Italiani vogliono avere una possibilità di scelta e, con l'eccezione di Beppe Grillo, l'Italia non ha un solo leader nazionale che non fosse già in politica nel 1994, l'anno in cui Berlusconi prese il potere.
Le elezioni municipali di maggio sono l'ultimo concreto test politico prima delle consultazioni nazionali del prossimo anno. Se i sondaggi sono corretti, i politici italiani prenderanno la stessa lezione dei tiranni della Primavera Araba: la repressione del cambiamento si traduce in un sollevamento popolare. La fiducia nella classe politica è a una sola cifra. Gli scandali e la corruzione si contendono lo spazio nei giornali con una frequenza che sconvolge anche il pur assuefatto elettorato italiano. È opinione condivisa che il governo di tecnici non eletti di Mario Monti - la sua stessa esistenza è la prova dell'incapacità della democrazia italiana di produrre un'alternativa migliore - sia stato incaricato di ripulire il disastro che i politici sono stati incapaci di risolvere."
Dando uno sguardo in Regno Unito, la BBC dice in questo interessante Articolo:
"Il partito protesta del comico Beppe Grillo, chiamato 5 Stelle, ha vinto quasi il 20% nella città settentrionale di Parma - sufficiente a raggiungere il ballottaggio. ...
Le elezioni locali in oltre 900 città sono il primo test politico importante per il governo tecnocratico Mario Monti, che si è insediato nel mese di novembre. ...
Il comico Beppe Grillo ha utilizzato le reti sociali ampiamente alla campagna contro l'adesione della zona euro in Italia, in particolare egli è noto per aver attaccato l'establishment politico. Chiamò il voto "un cambiamento epocale", in un messaggio su YouTube. E questo è solo l'inizio. Le parti si stanno sciogliendo in una diarrea politica. I cittadini stanno riprendendo le loro istituzioni. La BBC Alan Johnston a Roma, dice: Il signor Grillo ha scosso l'ordine stabilito e sembra aver fatto davvero sentire la sua presenza nella politica italiana.
Spostandoci verso sud, in Spagna troviamo questo Articolo del Giornale Publico.es.
Il movimento dei cittadini rompe i partiti italiani:
"Raramente un'elezione può essere giovane come rilevanti. Poco più di nove milioni di italiani sono stati chiamati alle urne ieri e oggi. In teoria, era in gioco il futuro di 942 località, tra cui Genova, Palermo, Catanzaro, Parma e Verona . Ma in pratica è molto più. Elezioni comunali, il primo dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, sono una cartina di tornasole non solo per il governo del tecnocrate Mario Monti, ma per la classe politica in generale. E dopo i primi risultati hanno buoni motivi per preoccuparsi. Il nascente movimento 5 stelle (M5S) del controverso comico Beppe Grillo è diventato il vincitore. Infatti, se i risultati hanno validità di facciata a quello successivo generale 2013, sarebbe diventata la terza forza del paese con circa il 14% dei supporti.
Grillo parla apertamente e in un linguaggio che va dritto ai cittadini: A
Parma, anche il candidato di centro-sinistra, Vincenzo Bernazzoli, si
troverà ad affrontare un ballottaggio contro il candidato del M5S
Federico Pizzarotti, che ha raggiunto oltre il 20% dei voti. Anche
a Genova, dietro il progressivo candidato Marco Doria, arrivato sul
Terzo Polo stretto, Enrico Musso, e le 5 stelle del movimento, Paolo
Putti, con il 14% dei voti. Ma
in altre città più piccole i "grillinos", come ben noti seguaci e rappresentanti del M5S, ove è riuscito a ottenere e superare anche il 30% del sostegno nei vari comuni. ..."
Ancora una volta i giornalisti della stampa straniera dicono quello che in Italia è troppe volte scomodo dire (per chi?????).
Ma a noi ci piace leggere e fare traduzioni da altre lingue, e le divulghiamo per voi che volete avere informazione vera e libera.
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martedì 8 maggio 2012
Risultato amministrative Parma (pre-ballottaggio)
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lunedì 7 maggio 2012
Risultati parziali Parma h 23.30
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domenica 6 maggio 2012
Programma Movimento 5 Stelle Parma
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lunedì 30 aprile 2012
Energie rinnovabili, chi le vuole affossare?
Crisi, recessione e disoccupazione alle stelle. Argomenti che
dominano ormai da mesi il dibattito sui media nazionali ed
internazionali suonando, alle orecchie dei cittadini, come veri e
proprio bollettini di guerra. Ma l’empasse che attanaglia l’economia del
nostro paese presenta risvolti ancora più preoccupanti, non sempre
portati sotto le luci della ribalta.
In nome dell’austerità promossa dall’attuale governo, infatti, si profila all’orizzonte un futuro tutt’altro che rassicurante per le rinnovabili. Già, perché ai numerosi tagli operati dall’esecutivo italiano potrebbero aggiungersi quelli sugli incentivi destinati allo sviluppo di energia ‘pulita’, nonostante la Green Economy abbia dimostrato di poter contribuire con un indotto importante alla crescita del sistema-paese. Il motivo? Non semplicemente politico o economico, ma soprattutto normativo. Se da una parte è vero che l’Italia, come stato membro della Comunità Europea, si è impegnata a rispettare il pacchetto clima-energia che per il 2020 punta a una riduzione del 20% delle emissioni di Co2 e a realizzare la stessa percentuale anche sul fronte del risparmio energetico, dall’altra gli incentivi statali stanziati dal 1992 ad oggi per incentivare lo sviluppo di fonti energetiche alternative a quelle fossili sono finiti quasi tutti nelle mani di aziende che di ‘green’ hanno ben poco.
Oggi, rispetto ai traguardi fissati dall’UE, l’Italia si trova a metà strada ma il cammino è ancora lungo e irto di difficoltà. E se mai come in questo momento investire sulle rinnovabili –per favorire un generale miglioramento della qualità della vita e per creare economia di scala e occupazione – sarebbe più che auspicabile, è anche vero che occorre rivedere l’intero impianto normativo e disciplinare l’erogazione dei fondi in maniera equa ed equilibrata vigilando su di essi.
L’attuale sistema degli incentivi, soprattutto nel fotovoltaico, ha prodotto abusi, distorsioni e speculazioni. Un peccato, perché grazie alle rinnovabili i costi dell’energia sono diminuiti, molti comuni hanno abbracciato un modello di autonomia energetica sempre più efficiente e i consumatori, solo nel 2010, hanno potuto fare a meno di 61 milioni di tonnellate di petrolio e suoi equivalenti, con grandi benefici per salute e ambiente.
E allora, perché gettare tutto alle ortiche? Non sarebbe opportuno che il governo, prima di usare lo strumento economico, ricorresse a quello legislativo avviando una seria revisione della disciplina che regolamenta il settore? Più che un problema economico, infatti, qui c’è in ballo una questione ‘etica’ perché affossare le rinnovabili sarebbe come rinunciare alla tutela della salute dei cittadini. In altre parole, a un futuro migliore.
In nome dell’austerità promossa dall’attuale governo, infatti, si profila all’orizzonte un futuro tutt’altro che rassicurante per le rinnovabili. Già, perché ai numerosi tagli operati dall’esecutivo italiano potrebbero aggiungersi quelli sugli incentivi destinati allo sviluppo di energia ‘pulita’, nonostante la Green Economy abbia dimostrato di poter contribuire con un indotto importante alla crescita del sistema-paese. Il motivo? Non semplicemente politico o economico, ma soprattutto normativo. Se da una parte è vero che l’Italia, come stato membro della Comunità Europea, si è impegnata a rispettare il pacchetto clima-energia che per il 2020 punta a una riduzione del 20% delle emissioni di Co2 e a realizzare la stessa percentuale anche sul fronte del risparmio energetico, dall’altra gli incentivi statali stanziati dal 1992 ad oggi per incentivare lo sviluppo di fonti energetiche alternative a quelle fossili sono finiti quasi tutti nelle mani di aziende che di ‘green’ hanno ben poco.
Oggi, rispetto ai traguardi fissati dall’UE, l’Italia si trova a metà strada ma il cammino è ancora lungo e irto di difficoltà. E se mai come in questo momento investire sulle rinnovabili –per favorire un generale miglioramento della qualità della vita e per creare economia di scala e occupazione – sarebbe più che auspicabile, è anche vero che occorre rivedere l’intero impianto normativo e disciplinare l’erogazione dei fondi in maniera equa ed equilibrata vigilando su di essi.
L’attuale sistema degli incentivi, soprattutto nel fotovoltaico, ha prodotto abusi, distorsioni e speculazioni. Un peccato, perché grazie alle rinnovabili i costi dell’energia sono diminuiti, molti comuni hanno abbracciato un modello di autonomia energetica sempre più efficiente e i consumatori, solo nel 2010, hanno potuto fare a meno di 61 milioni di tonnellate di petrolio e suoi equivalenti, con grandi benefici per salute e ambiente.
E allora, perché gettare tutto alle ortiche? Non sarebbe opportuno che il governo, prima di usare lo strumento economico, ricorresse a quello legislativo avviando una seria revisione della disciplina che regolamenta il settore? Più che un problema economico, infatti, qui c’è in ballo una questione ‘etica’ perché affossare le rinnovabili sarebbe come rinunciare alla tutela della salute dei cittadini. In altre parole, a un futuro migliore.
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giovedì 26 aprile 2012
Italia presto sanzionata dall'Ue per scarso Risparmio Energetico
hai capito?
e noi EuroProgettisti qui a sbatterci per fare progetti per recepire
fondi europei che, spesi bene aiuterebbero al RIQUALIFICAMENTO
ENERGETICO degli edifici
creando lavoro
ristrutturando e abbellendo gli edifici
facendo spendere meno in bollette
consumando meno gas o en. elettrica
migliorando la qualita' della vita, negli edifici
il risparmio energetico è il futuro, per i paesi europei piu innovativi è diventata una priorità.
ci han tolto i finanziamenti a livello nazionale da Roma, a giugno 2011 quando hanno capito che il nucleare non si fa!
ma se applicato d'altro conto le lobby del gas e petrolio come farebbero a mangiarci in testa?!
malditos cabrones!
Ue, Italia davanti alla Corte di Giustizia per la direttiva sul risparmio energetico degli edifici |
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Il Fatto Quotidiano - Quello che gli altri non dicono
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