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lunedì 11 giugno 2012

Software libero, la Pubblica Amministrazione risparmierebbe 675 milioni. Ma l’osservatorio è senza risorse.

L'ultimo bando per acquistare programmi proprietari di Microsoft è di 40 milioni. "Eppure nel 90% dei casi basterebbe un software gratuito". L'ex ministro Brunetta ha ridotto a un solo addetto l'Osservatorio sull'Open source. Monti ha inserito nella manovra “Salva Italia” l’obbligo per la Pa di “considerare” anche il software libero tra le scelte possibili. Ma non quello di adottarlo nel caso effettivamente convenga.

Un assegno da quaranta milioni di euro da Roma a Redmond. Forse l’impegno di spesa più sostanzioso di tutti i tempi per fornire le pubbliche amministrazioni italiane di software Microsoft. La gara, indetta con procedura telematica a maggio, scadrà il 18 giugno e dall’aggiudicazione in poi gli enti potranno aderire acquistando licenze d’uso che valgono un anno. Nel 2013 saranno da capo. E non è l’unica campagna acquisti in corso. Fujitsu si è appena aggiudicata la fornitura di 40mila licenze Office per 12,6 milioni di euro. Basta una rapida ricognizione sulla Gazzetta Ufficiale per scoprire come ogni ente pubblico dello Stato italiano, centrale o periferico, sia impegnato in una qualche gara per comprare software proprietario. Un fiume di denaro pubblico che, in un momento di ristretezze come questo, non può che riportare in auge il tema dell’open source, il codice sorgente libero e quasi gratuito.
Se ne parla dalla fine del secolo scorso, ma la strada per adottarlo è ancora tutta in salita. Gli enti locali lo hanno fatto in modo marginale (database, Open-Office, Csm…) e a macchia di leopardo; le Regioni hanno varato leggi e leggine, ma non ce n’è una che abbia fatto una seria politica di migrazione al software libero. A livello centrale è pure peggio: i governi degli ultimi anni hanno smantellato quel poco che si era mosso sulla strada del software libero. Così, insieme al tema dello spreco, inizia a imporsi quello del mancato sviluppo di un’intera industria nazionale che poteva essere rilevantissima in termini di occupazione. Insomma, lì ci sarebbe lavoro per chi lo vuol vedere. “Ma la politica è miope”. Lo denunciano le principali associazioni attive sui temi dell’open source e open data, da Agorà digitale all’Associazione Nazionale Informatici Pubblici e Aziendali (Anipa).
“Il software libero – sostiene Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale – avrebbe un impatto decisivo sull’economia locale dell’innovazione, farebbe lavorare professionisti e imprese che oggi di fatto non hanno un mercato e non lo avranno fino a quando le politiche nel settore pubblico saranno orientate al software chiuso proposto da grandi e influenti produttori con relazioni consolidate, rapporti pluriennali con amministrazioni centrali e periferiche. Alcuni governi pensano che dobbiamo riprendere questo controllo e dare la possibilità al paese, alle industrie locali, ai giovani programmatori di poter avere un ruolo nello sviluppo tecnologico. L’Italia su questo fronte non ha una sua visione e rischia di essere una centrale per gli acquisti a beneficio dei soliti noti, siano essi Microsoft, Ibm, Oracle o altri”.
Rincara la dose Flavia Marzano, presidente degli Stati Generali dell’Innovazione, docente universitaria e consulente in materia di nuove tecnologie in Pubblica Amministrazione: “Quei 40 milioni sono la punta dell’iceberg perché le amministrazioni acquistano di tutto e di più, anche quando l’alternativa è disponibile gratuitamente. Scandaloso il caso delle licenze di Office che gli enti locali continuano a comprare spendendo 30 milioni di euro quando c’è il corrispettivo Open Office”.
Secondo l’esperta la PA non ha bisogno di software proprietario “se non per un 10% di applicativi custom molto specifici venduti con licenza. Nel 90% dei casi, dal data base ai software di produttività personale e operativo non hanno bisogno. Il punto è che da troppi anni, da troppi governi, non sono state definite strategie a lungo termine per l’innovazione del Paese e questo anche per lo strapotere delle lobby che hanno in mano il mercato senza che nessuno controlli e metta loro un freno”. Il tema sarà dibattuto ampiamente nella VI Conferenza italiana sul software libero in programma all’Università di Ancona il 21 giugno.
Il dato di fatto, insomma, è che l’open source è rimasto al palo. Eppure gli esempi positivi, di innovazione e risparmio, in questi anni non sono mancati. Nel 2009 la Provincia di Bolzano ha adottato il software libero in un’ottantina di scuole pubbliche: spendeva in licenze 269mila euro l’anno, ora ne spende 27mila in manutenzione. Si calcola che se la stessa cosa facesse la Regione Sicilia si otterrebbe un risparmio annuale di 10 milioni di euro. Ma anche su questo fronte poco si muove. Toscana, Veneto , Piemonte, Umbria e Lazio hanno varato leggi regionali per agevolare l’adozione del software libero che sono rimaste sulla carta, dichiarazioni di intenti dal valore più simbolico che programmatico. “Io stessa ho partecipato all’iter che doveva portare Soru in Sardegna e Vendola in Puglia a una migrazione. Due fallimenti completi. Una volta riempito il cassetto di studi, anali e proposte è stato chiuso”, spiega la Marzano.
Nel frattempo a livello nazionale è successo qualcos’altro. I governi degli ultimi anni non hanno investito nulla sull’open source. Peggio, hanno addirittura smantellato quel poco che era stato messo in campo per promuoverne conoscenza e diffusione. Nel 2003 è stato istituito l’Osservatorio sull’Open source per catalogare i programmi senza licenza utili alle amministrazioni. L’Osservatorio è poi stato ridotto dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta a un ufficio senza fondi. Oggi esiste ancora, ma da due anni ha un solo addetto. “Mettiamo che ci sia un amministratore illuminato – ipotizza la Marzano – che voglia davvero smetterla di sprecare soldi pubblici in licenze, dove trova le alternative? Non c’è più un repository nazionale o un centro di competenza cui chiedere. Così, ogni amministrazione fa piccoli passi avanti per proprio conto, mentre la crescita dell’open source condiviso e scambiato sarebbe esponenziale”. Il “nuovo Codice dell’amministrazione digitale” di Brunetta non cita neppure la parola. Di open source non c’è traccia neppure nelle note. Una scelta sorprendente visto che lo stesso sito dedicato a spiegare la Riforma Brunetta è stato realizzato col cms open source Drupal.
Il risultato dell’abbandono è che, ad oggi, non si sa neppure quanto globalmente spenda il nostro paese come cliente di licenze proprietarie e quanto ricorra invece al software con codice sorgente libero e gratuito. I dati sull’acquisto, come detto, sono spersi in mille rivoli. Assinform nel 2003 stimava una spesa globale in Ict pari a 3 miliardi di euro (1,7 per quella centrale, 1,2 per la periferica) di cui circa 675 milioni in software con licenza. Statistiche più aggiornate non ce ne sono. Ed è paradossale perché proprio l’Istituto nazionale di statistica (Istat), da cinque anni a questa parte, è progressivamente migrato verso l’Open Source con un risparmio che il responsabile dello sviluppo software Carlo Vaccari stima pari al 50%. Nel 2003 Istat spendeva 1,2 milioni di euro l’anno in software proprietario, oggi spende meno della metà e sviluppa in proprio gli applicativi e i sistemi open di cui ha bisogno.
Anche il governo tecnico di Mario Monti, è l’opinione degli esperti, si è rivelato piuttosto “timido” nei confronti del software libero, anche se molti ricordano la battaglia tra l’allora commissario europeo e il gigante Bill Gates finita con una multa da 500 milioni di dollari per il magnate di Redmond. Da premier, Monti ha cambiato strada. Su pressione del radicale Marco Beltrando, che ha fatto passare un apposito emendamento in Senato, il capo del governo ha inserito nella manovra “Salva Italia” l’obbligo per la PA di “considerare” anche il software libero tra le scelte possibili (articolo 29-bis). Ma non quello di adottarlo nel caso effettivamente convenga. Una misura a metà, insomma. A esprimere quel parere è l’Ente nazionale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (Digipa). Il suo presidente, Francesco Beltrame, non fatica ad ammettere che l’open source è ancora “una scelta marginale, tanto da non fare statistica”.
Anche l’Agenda Digitale promessa da Monti è in alto mare. Annunciata trionfalmente come decreto “DigItalia”, doveva essere inserita nelle liberalizzazioni di febbraio ma è slittata a fine giugno e probabilmente sarà sul tavolo del governo ad agosto e nella forma di una serie di linee guida e niente di più. “Sono intervenuta nella commissione che si occupa di open data – racconta la professoressa Marzano – e penso che sul fronte dell’open source non ci sia ancora la forza e la volontà politica di bloccare la corsa agli acquisti che semplifica la vita ai burocrati e rende felici le grandi imprese del software.
La strategia è tirare alla lunga anche se proprio un governo di tecnici come questo dovrebbe capire al volo che l’investimento nell’open source è strategico: magari all’inizio la migrazione costa nella formazione per i dipendenti, per far transitare gli applicativi e dati, ottimizzare i programmi. Ma è lampante che, fatto questo investimento, presto o tardi lo Stato arriverà al pareggio, da un certo punto in poi inizierà a fare risparmi incalcolabili. Per non parlare dell’indotto che una seria migrazione avrebbe sull’economia locale, dando uno sbocco a imprese e professionisti del software artigianale che oggi in Italia ci sono ma operano ai margini”.

fonte: Il Fatto Quotidiano

martedì 22 maggio 2012

Siamo un Paese terribilmente meraviglioso!

Gioia immensa e tanta speranza stanotte nel mio cuore spaccato a metà tra voglia di democrazia e voglia di rivoluzione. E' stato un giorno memorabile ma che non passino in secondo piano le nostre prime vittorie, forse meno eclatanti ma altrettanto significative. Come i successi del maggio 2011, quando un gruppo di sognatori con tanto impegno ed enormi sacrifici personali aveva sfidato il proprio cervello che gli imponeva di non illudersi ed assecondato il proprio cuore che li spingeva ad insistere, e si era buttato nelle elezioni amministrative addirittura 2 comuni della Provincia (Sala Baganza & Salsomaggiore) solo e soltanto per contribuire al bisogno di indispensabile cambiamento che sentivano necessario al mondo che li circondava. Le prime emozioni, la gente che dopo averti schivato, poi ignorato o guardato per tanto, troppo tempo con sguardi strani, poi comincia ad avvicinarsi. Il freddo o la pioggia ai banchetti tutte le settimane. Le lunghe serate degli incontri Meet Up di tutti i martedì, dove parole e sogni parevano assumere forme di volta in volta abbordabili. Poi la campagna elettorale, la raccolta firme, tante strette di mano, qualche complimento e qualche amarezza. L'allestimento di un palco fatto in casa con luci ed impianto audio prestato da amici ed addirittura uno schermo gigante.....
L'arrivo di Beppe a tirarci la volata finale della campagna in una calda notte in regalo qualche giorno prima del compleanno, dove le gambe e la voce tremavano come in un paradossale insulto di Novembre di cicale...., eppur si stringono i denti e abbracciano persone che paiono proprio volere te su quel palco in quel momento....illusioni di credere di capire cosa provano le rock star.....e poi il gusto del successo con i primi 2 consiglieri entrambi eletti nei comuni dove ci si è presentati, mesi di intenso lavoro identico ed avvincente come prima ma fatto anche di nottate a leggere statuti, regolamenti, a discutere di cose nuove come mozioni ed interpellanza. Ed ora la conquista anche della roccaforte del capoluogo della provincia grazie alla tenacia, alla preparazione ed alle capacità di altri come noi che di nome fanno Federico, Marco, Alex, Cinzia, Patrizia, Mauro, Paola.........si forse ne valeva la pena, forse una concreta speranza sembra essere possibile, forse i nostri figli avranno un Italia migliore....Grazie a tutti davvero di cuore, siamo un Paese terribilmente meraviglioso!


P.B.

lunedì 21 maggio 2012

PARMA HA UN SINDACO A 5 STELLE!!!!!!!!

PARMA HA UN SINDACO A 5 STELLE!!!!!!!!
bisogna solo ringraziare noi stessi, per la speranza e la volontà che ci spinge al CAMBIAMENTO!
e soprattutto perchè L'INCENERITORE A 6km dal centro di PARMA NON SI FARA'!!!
ora comincia l'ora di lavorare davvero, facciamo progetti eco-sostenibili e li pubblichiamo
intercettiamo fondi e li implementiamo.
ci sara' bisogno del contributo di tutti!
PARMA sarai la PROVA DELLA VERITA' del cambiamento!

SPECIALE ELEZIONI SINDACO DI PARMA

SPECIALE ELEZIONI SINDACO DI PARMA – I risultati in tempo reale: Pizzarotti al 59,95%
Sezioni scrutinate: 172/203


 

Terremoto Emilia Romagna, grazie al Governo Monti lo Stato non pagherà i danni

Sabato notte la terra del Nord Italia è tornata a tremare. La scossa più violenta del terremoto c’è stata alle 4.05 ed è stata del sesto grado Richter. Ha colpito principalmente l’Emilia Romagna (in particolar modo le Province emiliane di Modena e Ferrara), ma la scossa è stata avvertita fino a Milano, in gran parte del Veneto e in Liguria. Il presidente dell’Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha chiesto lo stato di emergenza nazionale.
Il bilancio delle vittime di questa terribile catastrofe naturale è salito a sei. Il terremoto ha spezzato le vite di tante famiglie, distruggendo tante vittime innocenti e i sacrifici di una vita di tantissime persone (abitazioni, ville, negozi, esercizi commerciali, ecc.). Una rabbia dei cittadini che cresce di ora in ora contro uno Stato che investe pochissimo e sempre di meno in sicurezza e protezione civile. Anche in questo campo il Governo Monti ha fatto cilecca.
Il Governo tecnico, presieduto dal Professore Mario Monti, ha combinato un altro disastro su un argomento che dovrebbe essere a cuore a tutto il Paese e in particolar modo a chi guida le istituzioni del nostro Paese. Alcuni giorni fa è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana il decreto legge n.59/2012 in materia di riordino della protezione civile. La novità che davvero lascia senza parole tutte le persone di buon senso riguarda “l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati in quanto possono essere estese tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di fabbricato appartenente a privati”. Il dl prevede il regime transitorio anche a fini sperimentali ed entro 90 giorni dovrà essere emanato un regolamento che stabilisca modalità a termini per l’avvio del regime assicurativo.
Una norma che sta scatenando un vespaio di polemiche sul web poiché in caso di calamità naturali, terremoto, alluvione o altra catastrofe naturale, lo Stato non pagherà più i danni ai cittadini! In poche parole per ricostruire le case o le aziende distrutte dal terremoto o dall’alluvione, i cittadini non hanno scelta: dovranno ricorrere ancora una volta al portafoglio per l’assicurazione volontaria. Un altro duro colpo per tutto il popolo italiano che è stato già “tartassato” con nuove imposte e tasse dal Governo Monti per evitare il default dell’Italia.
In un periodo di crisi economico-finanziaria davvero tragico, che sta scatenando una raffica di suicidi e un incremento pazzesco di tutti coloro che soffrono di depressione per aver perso il lavoro, l’esecutivo ha irresponsabilmente addebitato ai cittadini la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali su qualsiasi fabbricato per poter “garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione”.
Un provvedimento che colpisce in pieno una delle fondamenta della nostra società (il contratto sociale) e di uno Stato di diritto.
Ma in che Stato viviamo? Dove andremo a finire di questo passo?
E’ mai possibile vivere in uno Stato che tartassa fino al collo tutti i cittadini con nuove imposte, senza per altro garantire neanche un minimo di assistenza ai propri cittadini nemmeno in situazioni di catastrofe naturale?
Oltre il danno, anche la beffa.

Noi non ci stiamo!!

THE NEW YORK TIMES: Caustic Comedian Alters Italy’s Political Map

Un inviato del New York Times nei giorni scorsi ha seguito da vicino il Movimento 5 Stelle. E tre giorni fa il giornale americano ha pubblicato un ampio servizio proprio sui "grillini". Articolo interamente tradotto sul blog di Beppe Grillo che riproponiamo:

"Caustic Comedian Alters Italy's Political Map" GARBAGNATE MILANESE -- Una folla rapita, raccolta in una città dell'hinterland milanese una sera di questa settimana per ascoltare il comico italiano Beppe Grillo nel suo caratteristico e caustico discorso sulla politica italiana. E Grillo non li ha delusi. "Togliete i soldi dalla politica, togliete le carriere. Se qualcuno vuole arricchirsi o rubare, bene, deve scegliersi un altro lavoro". "Senza soldi la politica diventa passione". Grillo ha indicato la fila di facce fresche di italiani - candidati con il suo MoVimento 5 Stelle che competono per il ballottaggio questo fine settimana - su un palco improvvisato dietro di lui. "Questi ragazzi forse mancano di esperienza, non hanno ancora imparato come truccare un bilancio, o a dare contratti ai loro amici..." .
Sono il prodotto di una "iperdemocrazia" che è stata promossa attraverso il suo blog e la pletora di siti internet che hanno aggregato italiani con le stesse idee e creato proseliti attraverso una nuova forma di attivismo politico. Ed è attraverso una abile miscela di humor corrosivo, giusta rabbia e una organizzazione distribuita che il movimento di Grillo sta dimostrando di non essere uno scherzo. Sebbene sia stato fondato solo nell'ottobre del 2009, il MoVimento 5 Stelle, è diventato velocemente una forza politica. Nel primo turno delle elezioni locali di maggio, ha presentato candidati in 101 delle 941 città e ottenuto circa 200.000 voti - una percentuale nazionale del 9% - diventando secondo o terzo in molti Comuni. Il M5S ha vinto in un piccolo, ma strategico Comune, roccaforte della Lega Nord, il partito populista il cui leeader, Umberto Bossi, è sotto inchiesta per frode.
"Noi siamo all'inizio di qualcosa che cambierà ogni cosa. Il Web spazzerà via ogni cosa, verso un mondo che molti non sanno neppure che esiste". Beppe Grillo ha più di 550.000 persone che lo seguono su Twitter e circa 850.000 su Facebook. "Tutto questo è difficile da capire. Forse ci riusciremo tra 5 o 10 anni".
Grazie al blog di Grillo, nato nel 2005, e alle sue varie incarnazioni, il M5S è diventato rapidamente un punto di aggregazione per l'insofferenza degli italiani nei confronti dei partiti politici, che sembrano sempre più lontani dai bisogni dei cittadini e sono abitualmente chiamati "La Casta". I sondaggi danno al 5% la fiducia nei politici. (I politici non fanno nulla per aiutare la situazione, soltanto 20 su 630 deputati erano presenti alla Camera questa settimana per discutere il taglio dei finanziamenti elettorali).
Angelo Pellegrino, un idraulico presente al comizio di Grillo. ha detto "I politici sono ladri, pagliacci, buffoni, vivono come dei re. Anche noi siamo da biasimare perché li abbiamo votati".
I commentatori politici hanno valutato il M5S alla stregua di una protesta nazionale, non come altri movimenti presenti in Europa come il partito dei Pirati tedesco e Alba Dorata di estrema destra in Grecia. Ma il M5S rifiuta questa caratterizzazione e entusiasticamente diffonde il suo programma - una piattaforma ambientalista e anticonsumista articolata in molte variazioni locali. A livello locale viene deciso quali aspetti enfatizzare ed eletto un "portavoce" per rappresentare le idee nelle competizioni elettorali.
"La novità è l'uso del Web come aggregazione, l'idea di una nuova democrazia con una relazione diretta tra l'eletto e gli elettori" dice Federico Fornaro, uno storico che ha scritto sul M5S, "un modello di partito in franchising".
Finora il suo successo è in larga parte dovuto al focus sulle elezioni locali. Nelle cinque città dove il M5S va al ballottaggio, quella più importante è Parma, una ricca città afflitta da decadi di scandali. Grillo descrive il voto di Parma come la "nostra Stalingrado", con riferimento alla battaglia della Seconda Guerra Mondiale del 1942-43 tra l'Unione Sovietica e la Germania che fu il punto di svolta della guerra.
Federico Pizzarotti, che rappresenta il M5S a Parma, ha detto "E' importante essere disponibili ad ascoltare le richieste dei cittadini".
Grillo e i suoi sostenitori stanno guardando anche alle elezioni politiche del prossimo anno, che pongono nuove sfide all'abilità di un movimento senza leader di organizzarsi e di mobilitarsi. "Quando c'è una gerarchia, tutto cade a pezzi," avverte Gianluca Perilli, un membro del M5S a Roma. "I partiti sono il cancro della politica".
Trovare un messaggio comune per l'elettorato sarà un test per il collante di questo iperdemocratico movimento che rifiuta di definire sé stesso attraverso etichette ed elabora la sua posizione politica attraverso i siti online "dove ognuno conta uno". "Per ora, hanno vinto solo nelle piccole città," ha detto Paolo Natale, professore di scienze politiche all'Università di Milano. "Sarà interessante vedere se la visione utopica che propongono potrà essere sviluppata per le elezioni nazionali". Il Web come punto di contatto "è sia la loro forza che la loro debolezza. Possono essere un po' ingenui". Fornaro descrive lo spostamento del M5S alle elezioni politiche come "un triplo salto mortale senza rete". E ha aggiunto "Una cosa è sollevare un putiferio, altro è governare". Grillo non è preoccupato, non ha difficoltà ad ammettere che il M5S è in fase di sviluppo e insiste che lui non è primo tra gli uguali, e anche meno di un "guru", come i suoi critici lo hanno etichettato. Ma non si può negare che i suoi pronunciamenti - è aperto, ad esempio, all'uscita dall'euro - inviino delle "shockwave" all'interno del movimento. Ha sostenuto l'idea di far giudicare i politici italiani da una giuria popolare. "Non c'è perdono in un movimento popolare".
Anche Internet non perdona, e ha un proprio sistema di pesi e contrappesi, ha detto Gianroberto Casaleggio, il consulente web reponsabile dello sviluppo della presenza on line di Beppe Grillo. "Se sei credibile e popolare come Grillo, il tuo messaggio ha una larga diffusione sul Web". "E' un movimento calvinista. Se perdi la tua credibilità, allora il tuo messaggio non ha futuro".
Qui, in Garbagnate Milanese, Grillo conclude "Chi sa dove finiremo? Io non lo so. Questa è democrazia diretta. Noi non siamo un movimento politico; questa è una rivoluzione culturale che sta per cambiare la società".

giovedì 17 maggio 2012

NO INCENERITORE







ottimo! c'è chi ci scrive e decide di donarci del proprio logo
come questo graphic designer




 per appoggiare la causa di 
NO INCENERITORE
e allora noi lo pubblichiamo!